Buen viaje

Questa mattinata grigia ha il sapore di ansie represse che spuntano come cime di iceberg tra i gesti meccanici dell’ufficio ed il caffè amaro non migliora affatto il senso.
L’approssimarsi dell’ora di partenza scioglie tutte le sovrastrutture del lavoro, delle priorità aziendali o dei poteri inerti di un capufficio, restituendo alla realtà la dimensione che le appartiene,  di lapalissiana verità.

Il tedio di una riunione scivola lento senza interrompere il flusso dei pensieri che già veleggiano sugli alisei in un altro continente, dove, nel caldo della corrente del golfo, affiorano iceberg di dubbio che si rompono sulla barriera corallina in un tripudio di coralli volanti e granatina artica che riempie bicchieri in cui fiorisce, istantanea, yerba buena.: i camerieri provvedano con ron y azúcar y limón , gli avventori gradiranno.

In poco più di ventiquattro ore si compirà il ciclo della rotazione sulla rivoluzione del pianeta, satellite traslato in un altro cielo, vittima del jet-lag, eppure il profilo del Monte Rosa ancora incombe nel mio orizzonte, maestoso e bianco di un innaturale manto nevoso di tarda primavera.
La domanda che sorge spontanea sarà: maccehvordì?

Nulla di tanto trascendentale, in fondo: mi auguro un buon viaggio.
Hasta luego.

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