Oh Signùr!

Oggi, uscito dal lavoro, sulla via di casa ho avuto un attimo di completo smarrimento, all’improvviso non ricordavo più le primavere che avevo accumulato: ho dovuto fare mente locale all’anno della mia nascita ed un rapido calcolo…
43 anni e non mi sembrava vero; anche adesso non riconosco questo numero, non mi calza, come un vestito troppo largo.
A questo punto mi domando: sarà l’incipit di una bella crisi di mezza età?
I sintomi ci sono: vorrei una moto ed una decapottabile ma questi sono desideri che ho da tempo, da quando non ho più la moto e da quando ho ceduto la cabriolet per una transitoria Punto fino alla più che soddisfacente Giulietta.
Gli anni si accumulano senza lasciare un segno degno di nota, per lo più scanditi da eventi tristi, qualche ricordo di viaggi o vacanze; i tanti momenti di difficoltà e quelli di tranquillità scivolano via come acqua in un ruscello.
Ripenso a quel numero alieno, non mi ci riconosco eppure lo sento come mio ma distante, irreale; se mi guardo allo specchio vedo un viso abbastanza giovane ma con la barba bianca e i pochi capelli rasati, segni dell’età, che mi ricordano che quel numero, 43, non è solo un autobus (da Piazza Firenze a Greco)…

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Buen viaje

Questa mattinata grigia ha il sapore di ansie represse che spuntano come cime di iceberg tra i gesti meccanici dell’ufficio ed il caffè amaro non migliora affatto il senso.
L’approssimarsi dell’ora di partenza scioglie tutte le sovrastrutture del lavoro, delle priorità aziendali o dei poteri inerti di un capufficio, restituendo alla realtà la dimensione che le appartiene,  di lapalissiana verità.

Il tedio di una riunione scivola lento senza interrompere il flusso dei pensieri che già veleggiano sugli alisei in un altro continente, dove, nel caldo della corrente del golfo, affiorano iceberg di dubbio che si rompono sulla barriera corallina in un tripudio di coralli volanti e granatina artica che riempie bicchieri in cui fiorisce, istantanea, yerba buena.: i camerieri provvedano con ron y azúcar y limón , gli avventori gradiranno.

In poco più di ventiquattro ore si compirà il ciclo della rotazione sulla rivoluzione del pianeta, satellite traslato in un altro cielo, vittima del jet-lag, eppure il profilo del Monte Rosa ancora incombe nel mio orizzonte, maestoso e bianco di un innaturale manto nevoso di tarda primavera.
La domanda che sorge spontanea sarà: maccehvordì?

Nulla di tanto trascendentale, in fondo: mi auguro un buon viaggio.
Hasta luego.

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Écrire

Una mia “amica” virtuale, (mica tanto amica poi, un po’ prevenuta solo perché è un gran bel pezzo di figliola) scrive ed un giorno scrisse che era tempo che non scriveva, quanto questo fatto fosse intrinsecamente positivo e che nonostante tutto anche se in quel momento scriveva non era cambiato nulla di epocale.

La sostanza sta nel fatto che, secondo lei, o quel suo post, si scrive perché si sta male; o, come preferisco io, si scrive bene quando si sta male, quando si provano emozioni viscerali. La felicità è vana, da questo punto di vista: sembra che ci si accontenti, e che si sia più legittimati a soffrire che a gioire; il nostro stato di comuni mortali, spesso prostrati al cospetto di elette schiere sempre più lontane [siamo in piena discesa verso un neo-feudalesimo NdA], ci permette di gioire per pochi istanti, essere mediamente felici per lunghi periodi e soffrire anche per sempre, se necessario.
Bene, a questo punto potrei non aver scritto per tanto tempo perché sono stato bene, mediamente felice magari, ma bene.
Quello che Roberta (lei, l’amica) non aveva considerato forse è che esiste una terza via: non stai abbastanza male, combatti per non star male ma al contempo non stai veramente bene, alterni la vita in picchi di momenti piacevoli intervallati da lunghi e lenti declivi verso fondi altrettanto brevi di dolore, intenso ma veloce.
Non so se è questo che non mi ha fatto scrivere, non so se qualcuno prova lo stesso, non so molto in verità, ma ho scoperto una cosa: mi piace il francese e ho deciso di scriverlo.
Non è un cambiamento epocale, viviamo in epoche opache per il mondo dove sembra che tutto brilli e splenda finché non lo si guarda da vicino.
E da vicino non è poi così bello.

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Auto-Truth

Le mie caratteristiche organolettiche
Lente alla luce del sole decadono
Siamo uomini che anelano il perdono
Di schiere di donne scettiche
\
Plumbeo, in qualche modo bianco
Sporco sotto il candido manto
Sospeso ma in attesa, pendente
Il cielo oggi sembra cadente
/
Il senso, il verbo, le intenzioni,
sollecitudine, intesa, comprensione,
rettifiche, concetti, distensione
parole senza troppe spiegazioni
\
Siamo carne divisa da materia
Segnali persi tra edifici e muri
Comunicazione per interposta espressione
Per una lotta lenta e personale
Collegamenti di un solo canale
Disposti a dire, fare, dare
Guarda la mia gente cantare
Osannano coloro che s’innalzano
La gloria di cui splendono rifulge
Nonsense insufficiente ma presente
Detentori di una verità automatica dove diventa riprovevole tutto ciò che non vi assomiglia.

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Lettera al governatore del paese dei balocchi.

Multietnica e indipendente,
Irrisoria ed invadente
Leader granitico, impertinente
Tutto trascina come un torrente.

Nuovo ossigeno, l’oro nero
Per le morenti vecchie signore
“Uh, Non ci sembra vero!
Benvenuto, conquistatore!”

Mirabile e nobile, Franco,
Con grazia si destreggia
Vola da corte a sovrano
Con agio nella reggia

Missione possibile:
Convincere il berbero
a ridare il capitale
rendendo il profitto [già tratto]

il colonnello si dice contento
“Grande amicizia lega il paese:
non clandestini, ma soldi puliti”
per incoraggiare le nostre imprese

Grande onore , Abu Minyar
Conquistatore / conquistato
— Yalla Muammar! —
il 7 ottobre e’ [invero] arrivato!

Il vento che spira dal deserto
Scalda l’autunno in Europa
Lesto il Ministro s’appresta
A scongiurare l’OPA;
Il Presidente s’accora
Ed incoraggia l’acquisto
Ormai si confonde, lui stesso,
vittima del conflitto d’interessi,
dispensa consigli per gli acquisti
su titoli energetici e misti.

Madre italiana, padre sahariano
Sangue misto e cuore egiziano
Figlia adorata di questo tempo
Libia, il nome scritto sulla tua mano.

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Di notte le ombre si confondono…

…e non si distingue il vero dal falso,
il contorno delle cose assume toni surreali,
onirici,
i sogni prendono il sopravvento senza darne accenno o conto e la coscienza scivola lentamente lontano dalla luce.

Li’ dove le muse danzano incuranti della veglia o del sonno,
dove i cantori vedono nascere e morire storie ancora vergini;
nel luogo dove il buio e’ sicuro e le tenebre sono chiare,
vivide del rosso della passione e del sangue,
dove l’oblio e’ conoscenza e piena coscienza,
dove la paura e’ tonico e refrigerio,
dove il desiderio langue di ardente brace,
pronta a divorare stelle pur di alimentarsi.

In quello spazio mi piace vederti…

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Belle parole… (un’amica lo sa)

L’orizzonte cela l’infinito che si stende oltre curvando la luce fino a creare un muro, un illusorio confine che bisogna valicare, senza restare vittime dell’inganno della curva: per questo bisogna intraprendere il viaggio che conduce al di là, ma quanto vale il viaggio e quanto la meta?
Il vino è nobile, spesso, e carico di gusto, è sostanza di cui riempie la sua stessa forma in modo intenso; non ti conosco ma mi sembra di scorgere sostanza dietro una splendida forma, celata come in un vino che ha bisogno di respirare prima di esprimere la sua completa armonia di aromi….

La mia anima…
quello che sono, non quello che sembro, quello che dentro muove e crea e quello di me che parla, ma è me.
La mia anima è essenza, è desiderio, è motore primo del mio pensiero, è quel senso di leggera assenza che provo quando c’è musica, sia che l’ascolti sia che la crei, è la volontà di possedere il ricordo di uno sguardo, di un momento, di aver vissuto il ricordo e non averlo solo sognato.

[…e tu ami?]
Vorrei, ne sento il bisogno ma non so dove cercare, non so neanche se ho la pazienza di farlo.
Mi piacerebbe, come un tempo, veder nascere le storie spontanee, improvvise oppure lentamente sentirle germogliare in sottofondo, come le rose all’inizio della primavera, e vederle diventare ogni giorno più belle.
Ma questi giorni, questi anni, mi sembrano sempre più aridi, mi sento in un giardino secco.

Le ferite si rimarginano, col tempo, ma la paura del dolore è quello che blocca le nostre potenzialità; la paura è un sentimento antico, atavico, forte e cattivo, ci fa temere il peggio anche quando le cose vanno bene, è la paura stessa che il bene possa finire a fiaccare lo spirito.
Ma io conosco la paura ed ho provato il bene ed il male: so che il buio non è forte, il dolore se arriva passa, la luce arriva anche all’improvviso, non bisogna smettere di volerlo, non si devono spegnere i sogni e la voglia di amare ed essere amati…
Le mura di ogni fortezza possono essere espugnate se chi le occupa aiuta gli assedianti ad entrare… anche quelle della mente… del cuore…


Una persona è sempre la somma di quello che le altre persone vedono o vogliono che sia e contemporaneamente è un pezzo che non è contenuto in questa somma; chi ci guarda, chi interagisce con noi prende le parti che gl’interessano per analogia con quello che conosce, che vuole, che cerca.
Talvolta capita che la parte più vera di una persona, quella che non è nella somma, è quella desiderata da un’altra persona, tutto sta nello scoprirla…

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Réclame

Azz, anche la pubblicità fa male! Se è cosi significa che c’è davvero qualcosa che non va, anzi, diverse cose non vanno:

1. ho guardato troppo la TV (nella mia normale mezz’ora non c’è pubblicità );

2. qualcuno sta sfruttando (in questo decennio carico d’innovazione ed inventiva…) un vecchio adagio sulla réclame parossisticamente riportato in un vecchio film con Dudley Moore {Pubblifollia – 1990} che indica nella verità il più scioccante elemento di novità della réclame.

3. quello stesso qualcuno c’ha colto nel segno! (ri-azz!)

4. tra tante pubblicità più o meno carine (in effetti sono i programmi televisivi che prediligo sulle reti pubblico-private) proprio quella della Panda…

La questione però resta: come recita lo spot, non potendomi felicitare della Panda con una moglie, una fidanzata, un cagnolino, un cactus, sono davvero messo male e “continua a guardare la TV, vedrai come migliorano le cose” non fa per me, quindi esco con Ale, vedo l’Andre ma resta il fatto.
Sarà il morellino ma la pubblicità , ch’è l’anima del commercio, lede indissolubilmente la mia tranquillita di singolare maschile.

Forse solo un filetto di angus cotto su pietra ollare bagnato da uno Sfurzat del 2002 potrebbe ben risollevarmi dalla angosciosa rivelazione ma, crudele, la réclame mi ricorda che non ho neanche un cactus con cui cenare…

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Heads up.

Il tempo in questo blog è scandito in articoli per giorni ed header per anni: ecco dunque il nuovo anno ed il nuovo header (e non obiettate che siamo in marzo, sempre nuovo è!) che archivia definitivamente pro tempore il “vecchio” ed “aromatico” stile per un più candido snow theme (anche se è finito lo snow time con l’half pipe di Laax…) cercando di anticipare prospetticamente l’header che il post Norge dovrebbe suggerire.

Header collezione duemilesette/duemilesotto\" src=\"http://www.keymad.org/w/wp-content/uploads/2008/03/blog.miniatura.jpg\" alt=\"Header collezione duemilesette/duemilesotto

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Non voglio, no, no, no!

Un carissimo e chiarissimo amico si burlava di giovani fanciulle con innocenti (pre-11 settembre) mail con proposte di abbonamenti ed improbabili gadget (vedi il guanto da piede…) alle quali le educande potevano sottrarsi dichiarando con fermezza il diniego in oggetto…
Ebbene memore asserisco che non è degno un febbraio senza articoli per cui, con autorità amministrativa, d’uopo completo il calendario del primo quarto di quest’infame bisesto!
Infatti voglio, si, si, si!

(Per gentile concessione AC)

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